Un concorrente (rappresentato dal nostro studio) classificatosi al secondo posto della graduatoria ha impugnato l’aggiudicazione definitiva di una gara di appalto invocando l’esclusione dell’aggiudicatario per carenza di elementi essenziali previsti nell’offerta tecnica ed economica come requisiti tecnici quantitativi minimi.

La documentazione di gara, imponeva, al singolo concorrente, in relazione alle predette tipologie di postazioni richieste, di formulare l’offerta in coerenza al fabbisogno minimo di postazioni come quantificato – dallo stesso capitolato - per le singole Asl.

Il medesimo capitolato, poi, prescriveva alle ditte concorrenti di indicare nell'offerta economica il prezzo unitario per ogni tipologia di postazione comprensivo delle attività di installazione e posa in opera.

Per una delle Asl è stata accertata la mancata fornitura di postazioni informatiche nel quantitativo richiesto nell'offerta tecnica e la circostanza è stata ammessa nelle difese scritte della stazione appaltante.

Il Tar Campania, a seguito del ricorso contro l’aggiudicazione definitiva di un concorrente secondo classificato in una gara di appalto, ha respinto il ricorso affermando il seguente principio: “Ed invero deve al riguardo applicarsi il condivisibile orientamento giurisprudenziale secondo il quale nell'interpretazione delle clausole del bando per l'aggiudicazione di un contratto con la Pubblica amministrazione, deve darsi prevalenza alle espressioni letterali in esse contenute, escludendo ogni procedimento ermeneutico in funzione integrativa diretto ad evidenziare pretesi significati e ad ingenerare incertezze nell'applicazione; inoltre, tutte le disposizioni che in qualche modo regolano i presupposti, lo svolgimento e la conclusione della gara, siano esse contenute nel bando ovvero nella lettera d'invito e nei loro allegati (capitolati, convenzioni e simili), concorrono a formarne la disciplina e ne costituiscono, nel loro insieme, la lex specialis; tuttavia, in caso di oscurità ed equivocità, un corretto rapporto tra Amministrazione e privato, che sia rispettoso dei principi generali del buon andamento dell'azione amministrativa e di imparzialità e di quello specifico enunciato nell'art. 1337 c.c. (dovere di buona fede delle parti nello svolgimento delle trattative), impone che di quella disciplina sia data una lettura idonea a tutelare l'affidamento degli interessati, interpretandola per ciò che essa espressamente dice, e restando il concorrente dispensato dal ricostruire, mediante indagini ermeneutiche ed integrative, ulteriori ed inespressi significati (Consiglio di Stato, sez. V, 22 giugno 2012, n. 3687)”.